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RESILIENZA
Un terzo di chi vive qui sono bambini e ragazzi. Occupano le strade in permanenza, sono produttori di energia di disordine di calore di impeto di sorpresa di resistenza. E' uno spirito indomito e indipendente che inquieta e salva la città.Ma la virtù più grande dei bambini e dei ragazzi è la resilienza. Un verbo latino, vuol dire rimbalzare, saltare indietro. Il verbo è "resilire".
E la fisica ci narra che la resilienza è il rapporto tra il lavoro necessario per rompere una barretta di un certo materiale e la sezione della barretta stessa; rappresenta la proprietà dei materiali di resistere agli urti senza spezzarsi.
Da qualche tempo la resilienza è diventata una categoria che descrive la capacità degli umani di fare quotidianamente i conti con una situazione esistenziale precaria, allarmante o minacciosa, o con uno stato di cose che trattiene lontano da sé le possibilità e le occasioni della vita che invece dà ad altri.
Qualcosa vuole colpire l'anima per spezzarla. E la resilienza è il resistere intenso ma per un attimo solo e il rimbalzare indietro; è la virtù di risilire che impedisce che l'anima si spezzi in quel momento e nei tanti momenti che verranno.
Questa virtù non è gratuita. Costa sofferenza grande perché porta il peso delle negazioni ripetute. Riduce di molto ogni quiete interna, ogni spazio interiore fatto per l'attesa e la riflessione, provoca una presenza immediata che si traduce in atto.
I bambini e i ragazzi del quartiere prendono la resilienza dai loro genitori e dalla comunità di appartenenza tutta intera - e la costruiscono attraverso la pena della negazione - e poi riportano la resilienza in dono a tutti con gli occhi e con ogni movimento. Sono tenuti all'erta da prima di nascere e ogni giorno che viene e poi contribuiscono a tenere all'erta una popolazione che non può non stare all'erta.
Il loro moto perpetuo, i loro atti, la loro irriducibilità alla quiete e all'ordine normale, la forza dei loro sguardi che stentano a fermarsi non sono che questo."
("Di mestiere faccio il maestro", Marco Rossi Doria)
