Dove andiamo...

...E DA DOVE VENIAMO
RADICI e ORIZZONTI
È un'unica stanza aperta sulla strada
Alle pareti vi sono dei manifesti sotto vetro. All'ingresso c'è la cucina. È la sede più antica dell'associazione di volontariato a cui mi sono rivolto. Tutto il quartiere la conosce, tutto.
L'associazione si occupa anche delle fabbrichette. Promuove sviluppo; ne cerca le vie. Ha i presupposti per farlo: le persone che la hanno fondata sono stati per anni, per scelta, operai di una fabbrica di borse del quartiere. Sanno di cosa parlano. Le manifatture del quartiere producono ricchezza e possibile occasione di nuova vita ma respirano con il fiato forte e corto di chi si tiene a galla ogni volta; potrebbero finalmente e vorrebbero mostrarsi alla luce per quello che sono: sapienze manifatturiere anche esse resilienti e perciò vitali, capaci di crescere. L'associazione vuole assisterli in questo. Ma soprattutto l'associazione si occupa delle persone.
Questa unica stanza aperta sulla strada ha un nome. È appeso fuori, al lato della porta. La piccola scritta chiama questa stanza "Sportello sociale". È una definizione volutamente scarna e rende minimo quel che è grande.
Questo luogo è molto di più. A me appare quasi come il cuore finalmente trovato della città intera. Entra e viene avanti a chiedere una mamma di Santo Domingo che parla con parole del dialetto che si impastano mirabilmente con il castigliano: si preoccupa di come possa la sua bambina frequentare una prima media con il poco che sa e già così tanto più femmina delle sue compagne. Dopo qualche secondo entra un'altra signora, è molto grassa, ha un viso rotondo e sorride, sorride e porta bene la sua pena. Parla dei due figli.
Uno è a Nord incarcerato, l'altro non so. La signora parla e io non ascolto più. Non devo io sapere le faccende. C'è una signora esile che presiede questa stanza aperta sulla strada. È lei a definire questo luogo. E a preservarlo. È la persona che sa. Ha le cose in carico. (.)
Cosa si fa qui? Si accoglie - mi rispondo. Ma non è solo un luogo che accoglie. E' un presidio intelligente e attivo contro l'esclusione sociale. Molte persone vi partecipano. (.)
E come in un'arte che si è nutrita soprattutto, nel corso del tempo, di esperienza, non si millantano miracoli e non si sognano capovolgimenti risolutori. Qui ci si attiene al possibile - penso - ma lo si fa con fantasia e con continuità di anni."

("Di mestiere faccio il maestro", M. Rossi-Doria )






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